Un’esplosione di vita: La grande manifestazione a Madrid contro l’aborto
Due milioni di persone secondo l’organizzazione, 1 milione e 200mila, secondo il Municipio di Madrid, hanno partecipato sabato 17 ottobre alla manifestazione, organizzata da 42 associazioni civili a Madrid contro il disegno di legge sull’aborto del governo di José Luis Rodríguez Zapatero. Una “marea umana”, “un’esplosione di vita”: così i giornali hanno descritto la partecipazione alla manifestazione. Sulle magliette dei presenti e sugli striscioni rossi era scritto “Cada vida importa”, “Ogni vita è importante”. Hanno partecipato anche i rappresentanti di diverse confessioni religiose, ma nessun vescovo. La manifestazione, hanno sottolineato più volte gli organizzatori, non era, comunque sia, politica. Lo stesso Partito popolare, guidato da Mariano Rajoy, non ha partecipato con una delegazione ufficiale, ma tra i suoi rappresentanti c’era l’ex premier José María Aznar.
Cinquemila palloncini bianchi. La manifestazione ha rappresentato una presa di posizione nettissima della società civile spagnola, e non soltanto quella cattolica, in occasione della prossima discussione in Parlamento della riforma della legge sull’aborto. Secondo il nuovo testo l’aborto sarà “un diritto”, pieno nelle prime 14 settimane di gravidanza e possibile fino alla 22ª in caso di malformazioni del feto o di rischi fisici e psicologici per la madre. Proprio i non meglio specificati “danni psicologici” sono quelli più usati per autorizzare le interruzioni di gravidanza. Oggi in Spagna ci sono 112 mila aborti all’anno. Musica e testimonianze a favore della vita hanno caratterizzato la manifestazione. Il presentatore dell’evento, il giornalista di “Cadena 100″, Javi Nieves, ha sottolineato come quella del 17 ottobre sia stata “la più grande manifestazione della storia di Spagna”. Sono state ricordate poi le vittime dell’aborto. Mentre il silenzio regnava a Puerta de Alcalá, al suono di un violoncello sono volati cinquemila palloncini bianchi.
Proteggere la vita. Il manifesto della marcia è stato letto dalle giornaliste Cristina López Schlichting, Isabel Durán e Isabel San Sebastián, della piattaforma “Donne contro l’aborto”. In esso le organizzazioni partecipanti alla marcia hanno chiesto al governo di ritirare il disegno di legge di riforma della legge sull’aborto. Durante la lettura del manifesto, si sono levate anche delle voci che chiedevano le dimissioni di Zapatero. Secondo i manifestanti l’iniziativa governativa comporterà “la totale carenza della tutela per le due vittime dell’aborto: il bambino non ancora nato, che sarà privato di protezione giuridica, e la donna, costretta all’aborto per mancanza di alternative”. A giudizio degli organizzatori, la nuova legge “priverà la donna del suo diritto alla maternità, non farà niente per evitare gli aborti e aumenterà quantitativamente l’immenso fallimento che rappresenta sempre un aborto provocato”. Benigno Blanco, presidente del Forum delle famiglie spagnolo, ha concluso la manifestazione chiedendo ai politici di ascoltare “la protesta della piazza” sulla nuova legge sull’aborto. “Il diritto alla vita – ha sostenuto – è troppo importante. Dobbiamo proteggerlo. Una società sana e umana non può convivere con una legge permissiva sull’aborto, né con quella attuale, né con quella annunciata, né con nessuna”. L’obiettivo delle organizzazioni coinvolte nella manifestazione, ha assicurato Blanco, è di non fermarsi “fino a quando non ci sarà nessun aborto in Spagna”. Malgrado il successo della manifestazione, il Governo, attraverso i suoi ministri, continua a difendere la legge di riforma dell’aborto.
Esempio emozionante. Anche se non hanno partecipato direttamente alla manifestazione di sabato, molti vescovi hanno commentato l’evento. L’arcivescovo di Valencia, mons. Carlos Osoro, si è complimentato con i partecipanti “per l’emozionante esempio di difesa della vita e della libertà”. Il vescovo ha anche sottolineato “il gran successo della manifestazione” ricordando come “l’ampia accettazione dell’aborto è uno dei fenomeni più drammatici della nostra epoca” perché “mette in gioco uno dei principi fondamentali non solo della morale cristiana, ma di tutta l’etica: il valore della vita umana e la sua conseguente inviolabilità”. Il vescovo di Huesca e Jaca, mons. Jesús Sanz, definisce la riforma della legge sull’aborto “maschilista” e “ingiusta”. E la pretesa di qualificare l’aborto provocato come un diritto da difendere una “fonte avvelenata di immoralità e ingiustizia”. Per mons. Demetrio Fernández, vescovo di Tarazona, è un “vero disastro”, con effetti imprevedibili e con donne che resteranno segnate per tutta la vita. Alla manifestazione hanno aderito oltre 60 organizzazioni di 23 paesi del mondo e 4 continenti (Africa, America, Asia e Europa).
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