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	<title>Notizia della Chiesa</title>
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	<description>Bolletino con degli informazioni aggiornate su nostra Santa Chiesa Catolica</description>
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		<title>Annunciare Cristo in Asia: intervista con mons. Celli</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Feb 2010 06:24:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>diegocodu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Mons. Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, è tornato da un viaggio in India e Bangladesh. Tanti gli incontri con le piccole comunità cattoliche locali &#8211; impegnate nell&#8217;annuncio del Vangelo e in tante opere sociali ed educative &#8211; ma anche con i rappresentanti delle altre religioni. Tra le occasioni di questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste">Mons. Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, è tornato da un viaggio in India e Bangladesh. Tanti gli incontri con le piccole comunità cattoliche locali &#8211; impegnate nell&#8217;annuncio del Vangelo e in tante opere sociali ed educative &#8211; ma anche con i rappresentanti delle altre religioni. Tra le occasioni di questo viaggio in Asia, la pubblicazione di un’opera in tre volumi sulla formazione dei seminaristi nel settore dei mass media. Ce ne parla lo stesso mons. Claudio Maria Celli al microfono di Philippa Hitchen:</div>
<div id="_mcePaste">R. – Non è un manuale per preparare tecnologicamente i giovani alla comunicazione, ma è un processo anche teologico per riscoprire che cosa significa, oggi, comunicare nella Chiesa utilizzando ‘anche’ le nuove tecnologie, ma non ‘unicamente’ parlando di nuove tecnologie. E’ il primo tentativo e io ritengo che sia una iniziativa positiva. Perché? Perché, come già il Santo Padre nel suo ultimo messaggio per la Giornata delle comunicazioni sociali faceva cenno, dobbiamo preparare i futuri sacerdoti a giocare un ruolo positivo nel campo della comunicazione, riscoprendo il senso profondo di questa Parola che hanno nel proprio cuore e che dev’essere comunicata agli uomini di oggi.</div>
<div id="_mcePaste">D. – Di che tipo deve essere questa comunicazione?</div>
<div id="_mcePaste">R. &#8211; Certamente, non una comunicazione astratta ma una Parola che si incarna nella vita di oggi, nella quotidianità, con tutti quegli aspetti difficili o positivi che la vita di oggi riserva a ogni uomo e donna che cammina nella propria esistenza.</div>
<div id="_mcePaste">D. – Lei dopo l’India si è recato anche in Bangladesh. Per quale ragione?</div>
<div id="_mcePaste">R. &#8211; Ho portato questi tre volumi in Bangladesh perché mi sembrava opportuno che anche la comunità cattolica in Bangladesh ritrovasse anche qui un punto di ispirazione per una opportuna formazione dei seminaristi a questo prezioso lavoro, che è quello della comunicazione.</div>
<div id="_mcePaste">D. – In India, lei ha visitato un importante Centro dei vescovi per la formazione nella comunicazione sociale, che include studenti anche non cristiani. Quindi si può parlare di dialogo intereligioso…</div>
<div id="_mcePaste">R. – Ho visitato questo Centro, voluto dalla Conferenza episcopale indiana per la formazione di giovani che possono essere cristiani e non cristiani; ho incontrato 56 studenti, qualcuno di loro non cristiano. E’ un Centro di preparazione all’uso della comunicazione a vasto raggio, e quello che mi è sembrato opportuno è questa visione ad ampio respiro religioso dove giovani credenti di diverse fedi hanno trovato un momento di dialogo, di ascolto reciproco, di grande rispetto; una convivenza che si fa sempre più responsabile, solidale e trova proprio nella vita religiosa una sua profonda ispirazione.</div>
<div id="_mcePaste">D. – In Bangladesh lei ha constatato che ci sono delle difficoltà – anche finanziarie &#8211; che la Chiesa locale deve affrontare e per quanto riguarda le comunicazioni sociali si parla di “digital divide”…</div>
<div id="_mcePaste">R. – Il Bangladesh vive una situazione completamente diversa dall’India. C’è una contestualità musulmana; la Chiesa sta operando in maniera significativa. Io sono rimasto stupito della generosità, della serenità, dell’impegno di questi sacerdoti, dei vescovi e dei missionari, perché la Chiesa in Bangladesh ha ancora bisogno di un grande appoggio operativo dei missionari. Però, è innegabile: anche la Chiesa risente della situazione economica del Paese e quindi emerge, con tutta chiarezza, il “digital divide”. (Montaggio a cura di Maria Brigini)</div>
<p>Mons. Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, è tornato da un viaggio in India e Bangladesh. Tanti gli incontri con le piccole comunità cattoliche locali &#8211; impegnate nell&#8217;annuncio del Vangelo e in tante opere sociali ed educative &#8211; ma anche con i rappresentanti delle altre religioni. Tra le occasioni di questo viaggio in Asia, la pubblicazione di un’opera in tre volumi sulla formazione dei seminaristi nel settore dei mass media. Ce ne parla lo stesso mons. Claudio Maria Celli al microfono di Philippa Hitchen:<br />
R. – Non è un manuale per preparare tecnologicamente i giovani alla comunicazione, ma è un processo anche teologico per riscoprire che cosa significa, oggi, comunicare nella Chiesa utilizzando ‘anche’ le nuove tecnologie, ma non ‘unicamente’ parlando di nuove tecnologie. E’ il primo tentativo e io ritengo che sia una iniziativa positiva. Perché? Perché, come già il Santo Padre nel suo ultimo messaggio per la Giornata delle comunicazioni sociali faceva cenno, dobbiamo preparare i futuri sacerdoti a giocare un ruolo positivo nel campo della comunicazione, riscoprendo il senso profondo di questa Parola che hanno nel proprio cuore e che dev’essere comunicata agli uomini di oggi.<br />
D. – Di che tipo deve essere questa comunicazione?<br />
R. &#8211; Certamente, non una comunicazione astratta ma una Parola che si incarna nella vita di oggi, nella quotidianità, con tutti quegli aspetti difficili o positivi che la vita di oggi riserva a ogni uomo e donna che cammina nella propria esistenza.<br />
D. – Lei dopo l’India si è recato anche in Bangladesh. Per quale ragione?<br />
R. &#8211; Ho portato questi tre volumi in Bangladesh perché mi sembrava opportuno che anche la comunità cattolica in Bangladesh ritrovasse anche qui un punto di ispirazione per una opportuna formazione dei seminaristi a questo prezioso lavoro, che è quello della comunicazione.<br />
D. – In India, lei ha visitato un importante Centro dei vescovi per la formazione nella comunicazione sociale, che include studenti anche non cristiani. Quindi si può parlare di dialogo intereligioso…<br />
R. – Ho visitato questo Centro, voluto dalla Conferenza episcopale indiana per la formazione di giovani che possono essere cristiani e non cristiani; ho incontrato 56 studenti, qualcuno di loro non cristiano. E’ un Centro di preparazione all’uso della comunicazione a vasto raggio, e quello che mi è sembrato opportuno è questa visione ad ampio respiro religioso dove giovani credenti di diverse fedi hanno trovato un momento di dialogo, di ascolto reciproco, di grande rispetto; una convivenza che si fa sempre più responsabile, solidale e trova proprio nella vita religiosa una sua profonda ispirazione.<br />
D. – In Bangladesh lei ha constatato che ci sono delle difficoltà – anche finanziarie &#8211; che la Chiesa locale deve affrontare e per quanto riguarda le comunicazioni sociali si parla di “digital divide”…<br />
R. – Il Bangladesh vive una situazione completamente diversa dall’India. C’è una contestualità musulmana; la Chiesa sta operando in maniera significativa. Io sono rimasto stupito della generosità, della serenità, dell’impegno di questi sacerdoti, dei vescovi e dei missionari, perché la Chiesa in Bangladesh ha ancora bisogno di un grande appoggio operativo dei missionari. Però, è innegabile: anche la Chiesa risente della situazione economica del Paese e quindi emerge, con tutta chiarezza, il “digital divide”. (Montaggio a cura di Maria Brigini)</p>
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		<title>Per il mese di novembre, il Papa chiede ai fedeli di ogni religione di dialogare per dimostrare che il nome di Dio è portatore di pace</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Nov 2009 15:11:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cicerocodu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizia della Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[Benedetto XVI]]></category>
		<category><![CDATA[Gian Paolo Gualzetti]]></category>
		<category><![CDATA[PIME]]></category>

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		<description><![CDATA[“Perché i credenti delle diverse religioni con la testimonianza di vita e mediante un dialogo fraterno, diano una chiara dimostrazione che il nome di Dio è portatore di pace”: è l’intenzione di preghiera missionaria di Benedetto XVI per il mese di novembre. Il Papa chiede, dunque, ai fedeli di impegnarsi a superare le barriere delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Perché i credenti delle diverse religioni con la testimonianza di vita e mediante un dialogo fraterno, diano una chiara dimostrazione che il nome di Dio è portatore di pace”: è l’intenzione di preghiera missionaria di Benedetto XVI per il mese di novembre. Il Papa chiede, dunque, ai fedeli di impegnarsi a superare le barriere delle incomprensioni in vista del bene comune. Un appello su cui si sofferma <strong>padre Gian Paolo Gualzetti</strong>, direttore del Centro missionario<strong> </strong>Pime di Milano, intervistato da <strong>Alessandro Gisotti</strong>:<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://62.77.60.84/audio/ra/00185079.RM"><img src="http://www.radiovaticana.org/it1/img/listen.gif" border="0" alt="" /></a> </span> <em>R. &#8211; In Bangladesh, dove sono stato per 15 anni, ci sono persone che hanno il desiderio di conoscersi. C’è anche una bellissima esperienza del professore musulmano, </em><em>Kazi Nurul Islam,</em><em> che vede nell’ignoranza il problema di questi scontri tra cristiani e musulmani, tra musulmani e indù. Lui si è anche fatto promotore di una cosa un po’ eccezionale nel Bangladesh: aprire nell’Università statale addirittura un Dipartimento delle religioni mondiali. Dunque, ha voluto dare un impulso in modo tale che anche tutti gli abitanti del Bangladesh possano avere la possibilità di approfondire le diverse religioni.</em><br />
<em> </em><br />
<em>D. &#8211; Il Papa chiede non solo un dialogo fraterno ma anche una testimonianza di vita. In questo i missionari possano essere davvero un esempio da seguire per tutti?</em><br />
<em> </em><br />
<em>R. &#8211; Io penso che noi missionari, nel nostro piccolo, cerchiamo di vivere l&#8217;intenzione di preghiera che il Papa ci rivolge in questo mese, che diventa per noi quotidiana: cioè, questo cercare di spargere semi di bene dappertutto, aprire le porte a tutti i fratelli e le sorelle che incontriamo e quindi anche a quelli che sono di altre religioni. La cosa bella è che poi, quando ti metti su questi sentieri, incontri anche persone di altre religioni che hanno lo stesso desiderio di comunicare le cose belle che hanno dentro nel cuore.</em><br />
<em> </em><br />
<em>D. &#8211; Il nome di Dio è portatore di pace. Ancora una volta, Benedetto XVI sottolinea lo scandalo inaccettabile della guerra e della violenza nel nome di Dio… </em><br />
<em> </em><br />
<em>R. &#8211; Penso che questo sia proprio uno scandalo: i portatori di una religione che in nome di Dio fanno le guerre. Io ho vissuto in Bangladesh proprio nel periodo in cui Giovanni Paolo II ha espresso una posizione netta dicendo: “Queste guerre non le ha volute Dio”. Molti musulmani hanno veramente recepito questo suo messaggio. E’ interessante anche la mostra che stiamo portando in questi mesi in giro per l’Italia, “Giusti dell’islam”, dove appunto si afferma che &#8220;chi salva anche un solo uomo sarà considerato come uno che avrà salvato la vita di tutta l’umanità&#8221;. Un modo, quindi, per narrare le storie di alcuni musulmani che hanno salvato degli ebrei rischiando la loro vita.</em><br />
<em> </em><br />
<em>D. &#8211; Questa è anche una risposta a quelle persecuzioni anticristiane che sono sempre più frequenti in diverse parti del mondo, nelle quali la pace viene sfregiata e con essa anche il nome di Dio…</em><br />
<em> </em><br />
<em>R. &#8211; A me sembra che la cosa più bella sia la risposta che il cristiano mette in gioco, che non è la vendetta ma appunto il perdono. Io penso che questa sia la testimonianza più grande che un uomo di fede può dare come testimone di quella pace che il Signore vuole che sia già qui, su questa terra, e non solo in Cielo.</em></p>
<p>Fonte:</p>
<p>Permalink: <a href="http://www.radiovaticana.org/it1/Articolo.asp?c=331493">http://www.radiovaticana.org/it1/Articolo.asp?c=331493</a></p>
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		<title>La preghiera di Benedetto XVI sulle tombe dei predecessori nelle Grotte Vaticane</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Nov 2009 15:07:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cicerocodu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Benedetto XVI]]></category>
		<category><![CDATA[Basilica di San Pietro]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Paolo II]]></category>
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		<description><![CDATA[Nel giorno in cui, ieri, la Chiesa ha commemorato i fedeli defunti in tutto il mondo, si è rinnovata, in serata, la tradizionale cerimonia che ha visto Benedetto XVI scendere all’interno delle Grotte Vaticane, nella Basilica di San Pietro, e soffermarsi in preghiera in suffragio dei Pontefici suoi predecessori. Il servizio di Cecilia Seppia: 
Una preghiera [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel giorno in cui, ieri, la Chiesa ha commemorato i fedeli defunti in tutto il mondo, si è rinnovata, in serata, la tradizionale cerimonia che ha visto Benedetto XVI scendere all’interno delle Grotte Vaticane, nella Basilica di San Pietro, e soffermarsi in preghiera in suffragio dei Pontefici suoi predecessori. Il servizio di <strong>Cecilia Seppia</strong>:<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://62.77.60.84/audio/ra/00185020.RM"><img src="http://www.radiovaticana.org/it1/img/listen.gif" border="0" alt="" /></a> </span></p>
<p><em>Una preghiera intensa e solenne in ricordo di chi prima di lui fu pastore della Chiesa universale, successore di Pietro. L’ha rivolta Benedetto XVI, durante la sua visita all’interno delle Grotte Vaticane, dove sono sepolti i suoi predecessori.</em><br />
<em> </em><br />
<strong><em>“In queste Grotte Vaticane, affidiamo alla misericordia del Padre, coloro che hanno qui il loro sepolcro ed attendono la resurrezione della carne e in particolare Papa Giovanni Paolo II e gli altri Sommi Pontefici che hanno svolto il servizio di pastori della Chiesa universale, perché siano partecipi dell’eterna Liturgia del cielo”.</em></strong><br />
<strong><em> </em></strong><br />
<em>Durante la preghiera, è stata proclamata la lettera di San Paolo Apostolo ai Filippesi in cui l’Apostolo delle genti ci esorta ad attendere la venuta del Salvatore che trasfigurerà il nostro misero corpo mortale per unirci alla sua Gloria. Poi il pensiero del Pontefice è andato a tutti i familiari, gli amici e i benefattori defunti. Nella preghiera dei fedeli, anche quella per tutti coloro che sono vittime di ogni forma di violenza, perché il loro sacrificio affretti un’era di fraternità e pace.</em><br />
<em> </em><br />
Perché preghiamo per i nostri defunti? E quale rapporto hanno con noi vivi. Cosa si intende per &#8220;anima del defunto&#8221;? Sono alcune delle domande alle quali risponde con profondità il libro recentemente pubblicato dall&#8217;Editrice Ancora, intitolato &#8220;Pensieri durante un funerale&#8221;. L&#8217;autore è il sacerdote, <strong>Pierluigi Plata</strong>, che svolge attualmente il ruolo di direttore spirituale del seminario Maggiore dell&#8217;ordinariato militare in Italia. <strong>Fabio Colgrande </strong>gli ha chiesto di rispondere ad alcune di queste domande:<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://62.77.60.84/audio/ra/00185080.RM"><img src="http://www.radiovaticana.org/it1/img/listen.gif" border="0" alt="" /></a> </span></p>
<p><em>R. – Dobbiamo pregare per tutti i nostri defunti perché in questo modo compiamo un atto d’amore. Tant’è vero che noi possiamo ancora aiutare i nostri defunti qui, in terra, forse ancora di più di quand’erano vicino a noi, perché una preghiera, un atto di suffragio, applicare a loro l’indulgenza particolare o plenaria, far celebrare delle Messe in suffragio è un grande atto di carità per loro. Precisiamo anche che pregare per i defunti non è vano, perché io non so che vita ha vissuto intimamente il defunto con Dio, perciò non posso sapere se è stato escluso dalla partecipazione divina – ha cioè purtroppo scelto egli stesso l’Inferno – oppure se si trova nello stato di purificazione, in Purgatorio, o già nella gloria celeste. Ecco perché serve pregare: perché io devo sempre pensare che lui abbia scelto Dio.</em><br />
<em> </em><br />
<em>D. – Una domanda che sorge spesso spontanea nei pensieri che si fanno in un’occasione così triste come un funerale è: “Avrei voluto fare di più per lui, ora è proprio troppo tardi”. Ma è davvero troppo tardi?</em><br />
<em> </em><br />
<em>R. – Non è troppo tardi, perché grazie alla comunione dei Santi – come ha detto domenica all’Angelus il Papa – noi possiamo avere una possibilità di fare ancora qualcosa per loro. Certo, dobbiamo ravvederci e nello stesso tempo dev’essere un monito, un’esortazione per fare di più per le persone che stanno vicine a noi, vivono insieme a noi, che condividono tutta l’esistenza, i nostri affetti, le nostre croci e tribolazioni. Nonostante la perdita prematura di una persona, noi possiamo continuare ancora per lei, in suo suffragio.</em><strong><em> (Montaggio a cura di Maria Brigini)</em></strong></p>
<p>Fonte:</p>
<p>Permalink: <a href="http://www.radiovaticana.org/it1/Articolo.asp?c=331470">http://www.radiovaticana.org/it1/Articolo.asp?c=331470</a></p>
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		<title>La Corte Europea dice no ai crocifissi in aula</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Nov 2009 14:59:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cicerocodu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Violenza e Persecuzione]]></category>
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		<description><![CDATA[La presenza dei crocefissi nelle aule scolastiche costituisce «una violazione dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni» e una violazione alla «libertà di religione degli alunni». È quanto ha stabilito oggi la Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo di Strasburgo nella sentenza su un ricorso presentato da una cittadina italiana.
Il ricorso. Il ricorso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La presenza dei crocefissi nelle aule scolastiche costituisce «una violazione dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni» e una violazione alla «libertà di religione degli alunni». È quanto ha stabilito oggi la Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo di Strasburgo nella sentenza su un ricorso presentato da una cittadina italiana.</p>
<p><strong>Il ricorso.</strong> Il ricorso a Strasburgo era stato presentato il 27 luglio del 2006 da Solie Lautsi, moglie finlandese di un cittadino italiano e madre di Dataico e Sami Albertin, rispettivamente 11 e 13 anni, che nel 2001-2002 frequentavano l&#8217;Istituto comprensivo statale Vittorino da Feltre, ad Abno Terme. Secondo la donna, l&#8217;esposizione del crocifisso sul muro è contraria ai principi del secolarismo cui voleva fossero educati i suoi figli. Dopo aver informato la scuola della sua posizione, la Lautsi, nel luglio del 2002, si è rivolta al Tar del Veneto, che nel gennaio del 2004 ha consentito che il ricorso presentato dalla donna venisse inviato alla Corte Costituzionale, i cui giudici hanno stabilito di non avere la giurisdizione sul caso. Il fascicolo è quindi tornato alTribunale amministrativo regionale, che il 17 marzo del 2005 non ha accolto il ricorso della Lautsi, sostenendo che il crocifisso è il simbolo della storia e della cultura italiana, e di conseguenza dell&#8217;identità del Paese, ed è il simbolo dei principi di eguaglianza, libertà e tolleranza e del secolarismo dello Stato. Nel febbraio del 2006, il Consiglio di Stato ha confermato questa posizione. Di qui la decisione della donna di ricorrere alla Corte europea di Strasburgo.</p>
<p><strong>I danni morali.</strong> La sentenza prevede che il governo italiano dovrà pagare alla donna un risarcimento di cinquemila euro per danni morali. La sentenza, rende noto l&#8217;ufficio stampa della Corte, è la prima in assoluto in materia di esposizione dei simboli religiosi nelle aule scolastiche.</p>
<p><strong>La posizione della Corte di Strasburgo.</strong> &#8220;La presenza del crocifisso, che è impossibile non notare nelle aule scolastische &#8211; si legge nella sentenza dei giudici di Strasburgo &#8211; potrebbe essere facilmente interpretata dagli studenti di tutte le età come un simbolo religioso, che avvertirebbero così di essere educati in un ambiente scolastico che ha il marchio di una data religione&#8221;. Tutto questo, proseguono, &#8220;potrebbe essere incoraggiante per gli studenti religiosi, ma fastidioso per i ragazzi che praticano altre religioni, in particolare se appartengono a minoranze religiose, o che sono atei&#8221;.</p>
<p>Ancora, la Corte &#8220;non è in grado di comprendere come l&#8217;esposizione, nelle classi delle scuole statali, di un simbolo che può essere ragionevolmente associato con il cattolicesimo, possa servire al pluralismo educativo che è essenziale per la conservazione di una società democratica così come è stata concepita dalla Convenzione (europea dei diritti umani, ndr), un pluralismo che è riconosciuto dalla Corte costituzionale italiana&#8221;. &#8220;L&#8217;esposizione obbligatoria di un simbolo di una dataconfessione in luoghi che sono utilizzati dalle autorità pubbliche, e specialmente in classe, limita il diritto dei genitori di educare i loro figli in conformità con le proprie convinzioni &#8211; concludono i giudici della Corte europea dei diritti umani &#8211; e il diritto dei bambini di credere o non credere. La Corte, all&#8217;unanimità, ha stabilito che c&#8217;è stata una violazione dell&#8217;articolo 2 del Protocollo 1 insieme all&#8217;articolo 9 della Convenzione&#8221;.</p>
<p><strong>I giudici (tra cui l&#8217;italiano Zagrebelsky).</strong> I sette giudici autori della sentenza sono: Francoise Tulkens (Belgio, presidente), Vladimiro Zagrebelsky (Italia), Ireneu Cabral Barreto (Portogallo), Danute Jociene (Lituania), Dragoljub Popovic (Serbia), Andras Sajò (Ungheria), e Isil Karakas (Turchia).</p>
<p>Fonte:</p>
<p>Permalink: <a href="http://www.avvenire.it/Cronaca/corte+europea+dice+no+al+crocifisso+in+aula_200911031041402530000.htm">http://www.avvenire.it/Cronaca/corte+europea+dice+no+al+crocifisso+in+aula_200911031041402530000.htm</a></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Suscita dolore e discussione il caso di mons. An Shuxin</title>
		<link>http://portalcot.com/chiesa/suscita-dolore-e-discussione-il-caso-di-mons-an-shuxin/</link>
		<comments>http://portalcot.com/chiesa/suscita-dolore-e-discussione-il-caso-di-mons-an-shuxin/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 03 Nov 2009 14:50:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cicerocodu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizia della Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[Violenza e Persecuzione]]></category>
		<category><![CDATA[Associazione patriottica]]></category>
		<category><![CDATA[Baoding]]></category>
		<category><![CDATA[Benedetto XVI]]></category>
		<category><![CDATA[mons. An Shuxin]]></category>

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		<description><![CDATA[Roma (AsiaNews) – La notizia che mons. Francesco An Shuxin si è iscritto all’Associazione patriottica ha suscitato stupore, scandalo, ma anche dolore e preghiere e qualche precisazione, come quella della Congregazione per l’Evangelizzazione dei popoli, che afferma di non aver fatto pressioni su mons. An.
Mons. An Shuxin (v. foto), vescovo coadiutore di Baoding (Hebei), roccaforte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="lightbox" href="http://www.asianews.it/files/img/CHINA_-_vatican_An_shuxin.jpg"><img src="http://www.asianews.it/files/img/size2/CHINA_-_vatican_An_shuxin.jpg" border="0" alt="" align="left" /></a><span class="articolo_inside">Roma (AsiaNews) – La notizia che mons. Francesco An Shuxin si è iscritto all’Associazione patriottica ha suscitato stupore, scandalo, ma anche dolore e preghiere e qualche precisazione, come quella della Congregazione per l’Evangelizzazione dei popoli, che afferma di non aver fatto pressioni su mons. An.</p>
<p>Mons. An Shuxin (v. foto), vescovo coadiutore di Baoding (Hebei), roccaforte della Chiesa sotterranea, dopo 10 anni di prigione forzata e isolamento nelle mani della polizia, ha deciso di essere riconosciuto come vescovo ufficiale. Per questo, ha dovuto accettare di iscriversi all’Associazione patriottica, l’organismo del Partito che ha come scopo la costruzione di una chiesa indipendente da Roma. La Lettera di Benedetto XVI ai cattolici cinesi definisce l’Ap e il suo ideale come “inconciliabile con la dottrina cattolica” (Cfr<span> </span>Asianews.it, 29/10/2009: <span><a href="http://www.asianews.it/index.php?l=it&amp;art=16726&amp;geo=&amp;theme=&amp;size=A">Vescovo clandestino dell’Hebei diventa membro dell’Associazione patriottica</a></span>).</p>
<p>Molti sacerdoti di Baoding sono scandalizzati dalla scelta del vescovo. “Per decenni – essi dicono – la Chiesa sotterranea non ha mai accettato compromessi con l’Ap, pagando anche con la vita e la prigionia la loro adesione al papa”.</p>
<p>Suore cinesi vicino a Baoding hanno detto ad <em>AsiaNews</em> che esse pregheranno “ancora di più” per il vescovo. Secondo loro, la scelta di mons. An è dovuta al senso di abbandono che si respira nella Chiesa sotterranea, considerata “un intralcio” nei possibili rapporti fra Cina e Vaticano.</p>
<p>Un sacerdote clandestino di Zhengding afferma che “da anni vi sono diocesi sotterranee senza vescovo e per quello che vediamo la Santa Sede non si preoccupa di trovare candidati. Da decenni ci sono vescovi in prigione, ma nessuno sembra fare qualcosa per la loro liberazione”.</p>
<p>Un altro fa notare che la “dimenticanza” della Chiesa sotterranea è andata di pari passo con alcuni timidi segnali di dialogo fra il governo cinese e il Vaticano. Ma egli sottolinea i “pochi risultati” ottenuti. “In questi ultimi due anni <span> </span>- dice ad <em>AsiaNews</em> – al Vaticano non è stato possibile ordinare nemmeno un vescovo ufficiale, anche se ce ne sarebbe bisogno”.</p>
<p>Fonti di Baoding dicono che mons. An avrebbe scelto di iscriversi all’Ap perché questa avrebbe minacciato di isolarlo e fare un altro vescovo al suo posto, portando scompiglio nella comunità sotterranea. La sua scelta sembra dettata dal tentativo di salvare la comunità e un minimo di lavoro pastorale, anche se sotto il controllo dell’Ap. Anche due sacerdoti sotterranei, i padri Pang Guangzhao e Jiang Yanli, hanno deciso di iscriversi all’Ap forse per gli stessi motivi e sono stati subito liberati dal carcere. Altri sacerdoti rimangono in prigione.</p>
<p>Diverse fonti sostengono che la Congregazione vaticana per l’Evangelizzazione dei Popoli avrebbe “fatto pressione” su mons. An perché lui uscisse dalla clandestinità. A questo proposito, un comunicato della Congregazione, pubblicato anche da <em>Fides</em>, afferma: “In questi giorni stanno circolando notizie sulla situazione della Diocesi di Baoding, Hebei, Cina Continentale, ed in modo particolare sul Vescovo Coadiutore S.E. Mons. Francesco An Shuxin. Le suddette notizie parlano di una lettera indirizzata al Presule dalla Santa Sede in merito alla sua concelebrazione con un vescovo illegittimo, e attribuiscono alla Congregazione per la Evangelizzazione dei Popoli di aver autorizzato<span> </span>tale concelebrazione e di avere fatto pressione perché Mons. An uscisse dalla<span> </span>clandestinità, iscrivendosi all’Associazione Patriottica. La Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli rigetta categoricamente tali affermazioni come prive di qualsiasi fondamento”. (BC)</p>
<p>Fonte:</p>
<p>Permalink: <a href="http://www.asianews.it/index.php?l=it&amp;art=16764&amp;size=A">http://www.asianews.it/index.php?l=it&amp;art=16764&amp;size=A</a></p>
<p></span></p>
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		<title>America/Stati Uniti &#8211; Trovata uccisa nel suo convento suor Marguerite Bartz, da sempre appassionata per la giustizia e la pace</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Nov 2009 14:41:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cicerocodu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Violenza e Persecuzione]]></category>
		<category><![CDATA[Bensalem]]></category>
		<category><![CDATA[FBI]]></category>
		<category><![CDATA[Pennsylvania]]></category>
		<category><![CDATA[Saint Berard]]></category>
		<category><![CDATA[SBS]]></category>
		<category><![CDATA[suor Marguerite Bartz]]></category>
		<category><![CDATA[Suore del Santissimo Sacramento per gli Indiani e i Neg]]></category>

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		<description><![CDATA[Saint Berard (Agenzia Fides) &#8211; Il corpo senza vita di suor Marguerite Bartz, 64 anni, delle Suore del Santissimo Sacramento per gli Indiani e i Negri (SBS), con sede a Bensalem, Pennsylvania, è stato trovato nel suo convento di Saint Berard, nella zona dei Navajo, nel Nuovo Messico, domenica 1 novembre. Dal momento che la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Saint Berard (Agenzia Fides) &#8211; Il corpo senza vita di suor Marguerite Bartz, 64 anni, delle Suore del Santissimo Sacramento per gli Indiani e i Negri (SBS), con sede a Bensalem, Pennsylvania, è stato trovato nel suo convento di Saint Berard, nella zona dei Navajo, nel Nuovo Messico, domenica 1 novembre. Dal momento che la religiosa non era presente alla Messa domenicale, un collaboratore è andato a cercarla ed ha trovato il suo corpo. Secondo l’FBI, che sta indagando sulle circostanze della morte, la suora è stata assassinata nella notte tra sabato 31 ottobre e la mattina di domenica 1 novembre. La diocesi di Gallup per il momento non ha commentato questo tragico episodio in attesa dei risultati delle indagini. La religiosa era conosciuta per essere una donna da sempre appassionata della ricerca della giustizia e della pace.<br />
Suor Marguerite era nata a Plymouth, Wisconsin, nel 1945. Entrata tra le Suore del Santissimo Sacramento (SBS) nel 1966, a Beaumont, nel Texas, aveva emesso i voti perpetui nel 1974. Aveva conseguito la laurea in Lettere presso la Xavier University di New Orleans ed anche un Master in educazione religiosa presso la Loyola University, a New Orleans. Per oltre 40 anni suor Marguerite è stata in missione in luoghi diversi: a Dorchester, Massachusetts; Lawtell, Louisiana; Guadalupe indiano a Peña Blanca, New Mexico; San Giuseppe in Laguna, New Mexico; Santa Caterina Indian School a Santa Fe, New Mexico. Dal 1999 era a Saint Berard, nella zona dei Navajo, in New Mexico. Le Suore del Santissimo Sacramento per gli Indiani e Negri (SBS) sono state fondate nel 1891 da Santa Caterina Drexel (1858-1955) per diffondere il messaggio evangelico e la vita eucaristica in mezzo agli Indiani e agli Afro-Americani. Attualmente 16 religiose di questo ordine realizzano la loro missione presso la Diocesi di Gallup. (CE) (Agenzia Fides 03/11/2009)</p>
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		<title>Benedetto XVI all’udienza generale parla di San Bernardo: l&#8217;uomo trova Dio più con la preghiera che con la ragione. Maria ci conduce a Gesù</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Oct 2009 04:10:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cicerocodu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Benedetto XVI]]></category>
		<category><![CDATA[Piazza San Pietro]]></category>
		<category><![CDATA[San Bernardo Chiaravalle]]></category>

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		<description><![CDATA[La ragione non basta a risolvere questioni fondamentali su Dio, l’uomo e il mondo: così il Papa stamane nella catechesi, all’udienza generale in Piazza San Pietro, dedicata a San Bernardo Chiaravalle. Benedetto XVI ha inoltre ricordato il Sinodo per l’Africa che sta per concludersi e l’importante ruolo della Chiesa in questo travagliato continente. Circa 40mila [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La ragione non basta a risolvere questioni fondamentali su Dio, l’uomo e il mondo: così il Papa stamane nella catechesi, all’udienza generale in Piazza San Pietro, dedicata a San Bernardo Chiaravalle. Benedetto XVI ha inoltre ricordato il Sinodo per l’Africa che sta per concludersi e l’importante ruolo della Chiesa in questo travagliato continente. Circa 40mila i pellegrini presenti. Il servizio di <strong>Roberta Gisotti</strong>.<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://62.77.60.84/audio/ra/00183207.RM"><img src="http://www.radiovaticana.org/it1/img/listen.gif" border="0" alt="" /></a> </span></p>
<p><em>Il francese San Bernardo, tra i grandi Dottori della Chiesa, che seppe raccogliere &#8211; nella seconda metà del Medioevo – “la ricca eredità della dottrina patristica”, fondatore a 25 anni del monastero di Clairvaux (Chiaravalle) e poi di altri monasteri femminili. Bernardo operò un grande rinnovamento nella vita monastica del tempo &#8211; ha ricordato Benedetto XVI &#8211; richiamando “con decisione la necessità di una vita sobria e misurata” e “raccomandando il sostentamento e la cura dei poveri”; prese poi “le difese degli ebrei, condannando i sempre più diffusi rigurgiti di antisemitismo”, e contrastò l’eresia dei Catari che disprezzando la materia disprezzavano il Creatore.</em><br />
<em></em><br />
<em> </em><br />
<em>Dalle sue numerose lettere, sermoni, sentenze e trattati Benedetto XVI ha tratto spunto per richiamare “due aspetti centrali” del pensiero teologico di Bernardo, che riguardano Gesù Cristo e sua madre Maria:</em><br />
<strong><em> </em></strong><br />
<strong><em>“La fede è anzitutto incontro personale, intimo con Gesù, è fare esperienza della sua vicinanza, della sua amicizia, del suo amore, e solo così si impara a conoscerlo sempre di più, ad amarlo e seguirlo sempre più. Che questo possa avvenire per ciascuno di noi!”</em></strong><br />
<em> </em><br />
<em>“Insiste Bernardo dinanzi ai complessi ragionamenti dialettici del suo tempo” che “solo Gesù è ‘miele alla bocca, cantico all’orecchio, giubilo del cuore”, da qui il titolo di Doctor mellifluus.</em><br />
<em></em><br />
<em> </em><br />
<em>E, Bernardo non ha dubbi che sia Maria a condurci a Gesù, tramite “la particolarissima partecipazione della Madre al sacrificio del Figlio”, conquistando “un posto privilegiato” “nell’economia della Salvezza”. Bernardo innamorato di Gesù e Maria provoca “ancora oggi in maniera salutare – ha detto il Papa – non solo i teologi ma tutti i credenti”:</em><br />
<em></em><br />
<em> </em><br />
<strong><em>“A volte si pretende di risolvere le questioni fondamentali su Dio, sull’uomo e sul mondo con le sole forze della ragione”.</em></strong><br />
<em> </em><br />
<em>Ammonisce infatti San Bernardo che “senza una profonda fede in Dio” alimentata da preghiera e contemplazione ogni riflessione sui misteri divini rischia di diventare “un vano esercizio intellettuale”, perdendo di credibilità.</em><br />
<em></em><br />
<em> </em><br />
<strong><em>“Insieme a Bernardo di Chiaravalle, anche noi dobbiamo riconoscere che l’uomo cerca meglio e trova più facilmente Dio &#8216;con la preghiera che con la discussione&#8217;”.</em></strong><br />
<strong><em></em></strong><br />
<strong><em> </em></strong><br />
<em>Infine l’invocazione a Maria tratta da una “bella omelia” di Bernardo:</em><br />
<em></em><br />
<em> </em><br />
<strong><em>“Nei pericoli, nelle angustie, nelle incertezze, &#8211; egli dice &#8211; pensa a Maria, invoca Maria. Ella non si parta mai dal tuo labbro, non si parta mai dal tuo cuore; e perché tu abbia ad ottenere l&#8217;aiuto della sua preghiera, non dimenticare mai l&#8217;esempio della sua vita”.</em></strong></p>
<p><em>Nei saluti ai fedeli Benedetto XVI, richiamando i lavori del Sinodo per l’Africa, ha sottolineato l’importante ruolo della Chiesa in questo continente, che malgrado le difficoltà cresce continuamente, e non solo propaga la fede ma porta aiuto ai popoli afflitti da povertà e guerre. </em><br />
<em></em><br />
<em> </em><br />
<em>Poi ancora un indirizzo particolare ai Missionari comboniani del Cuore di Gesù in occasione del loro Capitolo generale e ai religiosi Servi della Carità – Opera Don Guanella in vista della festa del loro fondatore. Un benvenuto infine alla delegazione del Patriarcato ortodosso di Bulgaria, con l’invio di un fraterno saluto in patria al Patriarca Maxim.</em></p>
<p>Fonte:</p>
<p>Permalink: <a href="http://www.radiovaticana.org/it1/Articolo.asp?c=328023">http://www.radiovaticana.org/it1/Articolo.asp?c=328023</a></p>
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		<title>La Chiesa Cattolica accoglie gli anglicani</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Oct 2009 04:09:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cicerocodu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ecumenismo]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[anglicani]]></category>
		<category><![CDATA[ard. William Levada]]></category>
		<category><![CDATA[Congregazione per la Dottrina della Fede]]></category>
		<category><![CDATA[Costituzione Apostolica]]></category>
		<category><![CDATA[Rowan Williams]]></category>

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		<description><![CDATA[Per porre fine ad un periodo di incertezza, verrà presto pubblicata una “Costituzione Apostolica” che rende possibile a gruppi di chierici e fedeli anglicani di entrare nella “piena e visibile comunione” con la Chiesa cattolica. L’iniziativa è stata presentata questa mattina ai giornalisti in Vaticano dal prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, card. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="articoliTesto"><span id="_ctl0_MasterContent_Contenuto">Per porre fine ad un periodo di incertezza, verrà presto pubblicata una “Costituzione Apostolica” che rende possibile a gruppi di chierici e fedeli anglicani di entrare nella “piena e visibile comunione” con la Chiesa cattolica. L’iniziativa è stata presentata questa mattina ai giornalisti in Vaticano dal prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, card. William Levada, in contemporanea ad una conferenza stampa che si è svolta a Londra e dove sono intervenuti l’arcivescovo Vincent Gerard Nichols,primate della Chiesa cattolica di Inghilterra e Galles e l’arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, primate della Comunione anglicana.</p>
<p><strong>Cosa cambia concretamente con la Costituzione.</strong> Con la Costituzione apostolica almeno una parte dello scisma che divide la Chiesa anglicana da quella di Roma, si chiuderà. Una parte dei sacerdoti, vescovi e fedeli appartenenti alla Chiesa d&#8217; Inghilterra, che è diffusa in tutti i continenti, entrerà in comunione con il Papa e la Chiesa cattolica. Queste le modalità finora rese note: anche i sacerdoti anglicani sposati potranno diventare cattolici; non i vescovi sposati che potranno accedere al livello del sacerdozio; e per quel che riguarda i seminaristi anglicani sposati, si valuterà caso per caso.</p>
<p>La Costituzione apostolica prevede un modello canonico in cui è possibile l’ordinazione a sacerdoti cattolici di chierici sposati provenienti dalla comunione anglicana. Ma ragioni storiche ed ecumeniche non permettono l’ordinazione di uomini sposati a vescovi sia nella Chiesa cattolica come in quelle ortodosse. La forma canonica entro la quale verranno incardinate le comunità anglicane è allora quella dell&#8217;Ordinariato personale, sull&#8217;esempio degli ordinariati militari che nei singoli Paesi curano i fedeli delle forze armate nazionali. In sintesi, spiega una nota della Congregazione per la dottrina della fede, &#8220;la Costituzione Apostolicacerca di creare un equilibrio tra l&#8217;interesse di conservare il prezioso patrimonio anglicano liturgico e spirituale da una parte, e la preoccupazione che questi gruppi e il loro clero siano incorporati nella Chiesa cattolica&#8221;.</p>
<p><strong>Perché la Costitzuione apostolica.</strong> A muovere gruppi di anglicani verso la Chiesa cattolica, sono state alcune decisioni prese negli ultimi anni nella Comunione anglicana come l’ordinazione delle donne al sacerdozio e all’episcopato, l’ordinazione di vescovi dichiaratamente omosessuali nonché la possibilità di unire in matrimonio coppie gay. Quella fra la Chiesa cattolica e la Chiesa d&#8217;Inghilterra del resto è una storia antica. Sin dal secolo XVI infatti, quando il Re Enrico VIII dichiarò l&#8217; indipendenza della Chiesa d&#8217;Inghilterra dall&#8217;autorità del Papa, la Chiesa d&#8217;Inghilterra creò le proprie confessioni dottrinali, usanze liturgiche e pratiche pastorali, incorporando spesso idee della Riforma avvenuta sul continente europeo. Quindi l&#8217;espansione del Regno britannico, congiunta all&#8217;apostolato missionario anglicano, comportò poi la nascita di una Comunione Anglicana a livello mondiale.</p>
<p></span></div>
<div class="articoliTesto">Fonte:</div>
<div class="articoliTesto">Permalink: <a href="http://www.avvenire.it/Chiesa/PAPA+ANGLICANI_200910200946593200000.htm">http://www.avvenire.it/Chiesa/PAPA+ANGLICANI_200910200946593200000.htm</a></div>
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		<title>Un&#8217;esplosione di vita:  La grande manifestazione a Madrid contro l&#8217;aborto</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Oct 2009 04:02:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cicerocodu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizia della Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[aborto]]></category>
		<category><![CDATA[Madrid]]></category>

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		<description><![CDATA[Due milioni di persone secondo l&#8217;organizzazione, 1 milione e 200mila, secondo il Municipio di Madrid, hanno partecipato sabato 17 ottobre alla manifestazione, organizzata da 42 associazioni civili a Madrid contro il disegno di legge sull&#8217;aborto del governo di José Luis Rodríguez Zapatero. Una &#8220;marea umana&#8221;, &#8220;un&#8217;esplosione di vita&#8221;: così i giornali hanno descritto la partecipazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Due milioni di persone secondo l&#8217;organizzazione, 1 milione e 200mila, secondo il Municipio di Madrid, hanno partecipato sabato 17 ottobre alla manifestazione, organizzata da 42 associazioni civili a Madrid contro il disegno di legge sull&#8217;aborto del governo di José Luis Rodríguez Zapatero. Una &#8220;marea umana&#8221;, &#8220;un&#8217;esplosione di vita&#8221;: così i giornali hanno descritto la partecipazione alla manifestazione. Sulle magliette dei presenti e sugli striscioni rossi era scritto &#8220;Cada vida importa&#8221;, &#8220;Ogni vita è importante&#8221;. Hanno partecipato anche i rappresentanti di diverse confessioni religiose, ma nessun vescovo. La manifestazione, hanno sottolineato più volte gli organizzatori, non era, comunque sia, politica. Lo stesso Partito popolare, guidato da Mariano Rajoy, non ha partecipato con una delegazione ufficiale, ma tra i suoi rappresentanti c&#8217;era l&#8217;ex premier José María Aznar.</p>
<p><strong>Cinquemila palloncini bianchi. </strong>La manifestazione ha rappresentato una presa di posizione nettissima della società civile spagnola, e non soltanto quella cattolica, in occasione della prossima discussione in Parlamento della riforma della legge sull&#8217;aborto. Secondo il nuovo testo l&#8217;aborto sarà &#8220;un diritto&#8221;, pieno nelle prime 14 settimane di gravidanza e possibile fino alla 22ª in caso di malformazioni del feto o di rischi fisici e psicologici per la madre. Proprio i non meglio specificati &#8220;danni psicologici&#8221; sono quelli più usati per autorizzare le interruzioni di gravidanza. Oggi in Spagna ci sono 112 mila aborti all&#8217;anno. Musica e testimonianze a favore della vita hanno caratterizzato la manifestazione. Il presentatore dell&#8217;evento, il giornalista di &#8220;Cadena 100&#8243;, <strong>Javi Nieves</strong>, ha sottolineato come quella del 17 ottobre sia stata &#8220;la più grande manifestazione della storia di Spagna&#8221;. Sono state ricordate poi le vittime dell&#8217;aborto. Mentre il silenzio regnava a Puerta de Alcalá, al suono di un violoncello sono volati cinquemila palloncini bianchi.</p>
<p><strong>Proteggere la vita. </strong>Il manifesto della marcia è stato letto dalle giornaliste <strong>Cristina López Schlichting</strong>,<strong> Isabel Durán</strong> e <strong>Isabel San Sebastián</strong>, della piattaforma &#8220;Donne contro l&#8217;aborto&#8221;. In esso le organizzazioni partecipanti alla marcia hanno chiesto al governo di ritirare il disegno di legge di riforma della legge sull&#8217;aborto. Durante la lettura del manifesto, si sono levate anche delle voci che chiedevano le dimissioni di Zapatero. Secondo i manifestanti l&#8217;iniziativa governativa comporterà &#8220;la totale carenza della tutela per le due vittime dell&#8217;aborto: il bambino non ancora nato, che sarà privato di protezione giuridica, e la donna, costretta all&#8217;aborto per mancanza di alternative&#8221;. A giudizio degli organizzatori, la nuova legge &#8220;priverà la donna del suo diritto alla maternità, non farà niente per evitare gli aborti e aumenterà quantitativamente l&#8217;immenso fallimento che rappresenta sempre un aborto provocato&#8221;. <strong>Benigno Blanco</strong>, presidente del Forum delle famiglie spagnolo, ha concluso la manifestazione chiedendo ai politici di ascoltare &#8220;la protesta della piazza&#8221; sulla nuova legge sull&#8217;aborto. &#8220;Il diritto alla vita &#8211; ha sostenuto &#8211; è troppo importante. Dobbiamo proteggerlo. Una società sana e umana non può convivere con una legge permissiva sull&#8217;aborto, né con quella attuale, né con quella annunciata, né con nessuna&#8221;. L&#8217;obiettivo delle organizzazioni coinvolte nella manifestazione, ha assicurato Blanco, è di non fermarsi &#8220;fino a quando non ci sarà nessun aborto in Spagna&#8221;. Malgrado il successo della manifestazione, il Governo, attraverso i suoi ministri, continua a difendere la legge di riforma dell&#8217;aborto.</p>
<p><strong>Esempio emozionante. </strong>Anche se non hanno partecipato direttamente alla manifestazione di sabato, molti vescovi hanno commentato l&#8217;evento. L&#8217;arcivescovo di Valencia, mons. <strong>Carlos Osoro</strong>, si è complimentato con i partecipanti &#8220;per l&#8217;emozionante esempio di difesa della vita e della libertà&#8221;. Il vescovo ha anche sottolineato &#8220;il gran successo della manifestazione&#8221; ricordando come &#8220;l&#8217;ampia accettazione dell&#8217;aborto è uno dei fenomeni più drammatici della nostra epoca&#8221; perché &#8220;mette in gioco uno dei principi fondamentali non solo della morale cristiana, ma di tutta l&#8217;etica: il valore della vita umana e la sua conseguente inviolabilità&#8221;. Il vescovo di Huesca e Jaca, mons. <strong>Jesús Sanz</strong>, definisce la riforma della legge sull&#8217;aborto &#8220;maschilista&#8221; e &#8220;ingiusta&#8221;. E la pretesa di qualificare l&#8217;aborto provocato come un diritto da difendere una &#8220;fonte avvelenata di immoralità e ingiustizia&#8221;. Per mons. <strong>Demetrio Fernández</strong>, vescovo di Tarazona, è un &#8220;vero disastro&#8221;, con effetti imprevedibili e con donne che resteranno segnate per tutta la vita. Alla manifestazione hanno aderito oltre 60 organizzazioni di 23 paesi del mondo e 4 continenti (Africa, America, Asia e Europa).</p>
<p>Fonte:</p>
<p>Permalink: <a href="http://www.agensir.it/pls/sir/V2_S2DOC_B2.europa?tema=sir+europa+italiano&amp;argomento=dettaglio&amp;sezione=&amp;data_ora=21-OTT-09&amp;id_oggetto=181619&amp;id_session=&amp;password=&amp;lingua=1">http://www.agensir.it/pls/sir/V2_S2DOC_B2.europa?tema=sir+europa+italiano&amp;argomento=dettaglio&amp;sezione=&amp;data_ora=21-OTT-09&amp;id_oggetto=181619&amp;id_session=&amp;password=&amp;lingua=1</a></p>
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		<item>
		<title>Pregate, lavorate, soffrite per la Chiesa: il Papa all’udienza generale cita Sant’Anselmo che difese la libertà della Chiesa dalle ingerenze delle autorità politiche</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Sep 2009 22:39:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cicerocodu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Benedetto XVI]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[Francia]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo VI]]></category>
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		<description><![CDATA[Pregate, lavorate e soffrite per la Chiesa: l’accorato invito rivolto stamane da Benedetto XVI all’udienza generale nell’Aula Paolo VI, così affollata di fedeli &#8211; circa 9 mila &#8211; che in parte si sono raccolti nell’atrio dell’edificio. Il servizio di Roberta Gisotti: 
 
Non cerco di capire per credere, ma credo per capire: parole di Sant’Anselmo, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #153f6b; font-family: Verdana,Arial,Helvetica,sans-serif; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; font-size: 12px; line-height: 18px; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; text-align: justify;">Pregate, lavorate e soffrite per la Chiesa: l’accorato invito rivolto stamane da Benedetto XVI all’udienza generale nell’Aula Paolo VI, così affollata di fedeli &#8211; circa 9 mila &#8211; che in parte si sono raccolti nell’atrio dell’edificio. Il servizio di <strong>Roberta Gisotti:</strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://62.77.60.84/audio/ra/00179040.RM"><img src="http://www.radiovaticana.org/it1/img/listen.gif" border="0" alt="" /></a> </span></p>
<p><strong> </strong><br />
<em>Non cerco di capire per credere, ma credo per capire: parole di Sant’Anselmo, “quanto mai utili anche oggi”, ha sottolineato Benedetto XVI nella catechesi dedicata al grande pensatore medievale, di cui ricorre quest’anno il IX centenario dalla morte. Nativo di Aosta, monaco benedettino, priore e poi abate di Bec in Francia, in seguito arcivescovo di Canterbury in Inghilterra, Anselmo fu strenuo difensore della libertà della Chiesa e per l’indipendenza del potere spirituale da quello temporale, denunciando le indebite ingerenze delle autorità politiche; costretto quindi all’esilio e infine riammesso alla sede vescovile quando Enrico I, nel 1106, rinunciò a conferire le investiture ecclesiastiche, a riscuotere le tasse e confiscare i beni della Chiesa. Fondatore della teologia scolastica, appellato nella tradizione cristiana ‘Dottore magnifico’, Anselmo fu consapevole che il cammino di ricerca di Dio non è mai concluso, almeno su questa Terra. “Chiarezza” e “rigore logico” del suo pensiero – ha osservato il Papa &#8211; hanno sempre il fine “di innalzare la mente alla contemplazione di Dio”. </em></p>
<p><em> </em><br />
<strong><em>&#8220;Egli afferma chiaramente che chi intende fare teologia non può contare solo sulla sua intelligenza, ma deve coltivare al tempo stesso una profonda esperienza di fede&#8221;. </em></strong></p>
<p><em> </em><br />
<em>Sant’Anselmo insegna che l’attività del teologo si sviluppa in tre stadi:</em><br />
<strong><em> </em></strong><br />
<strong><em>&#8220;La fede, dono gratuito di Dio da accogliere con umiltà; l’esperienza, che consiste nell’incarnare la parola di Dio nella propria esistenza quotidiana; e quindi la vera conoscenza, che non è mai frutto di asettici ragionamenti, bensì di un’intuizione contemplativa&#8221;.</em></strong><em> </em></p>
<p><em> </em><br />
<em>L’amore per la verità e la costante sete di Dio di Anselmo “siano stimolo per ogni cristiano – ha auspicato Benedetto XVI – a ricercare senza mai stancarsi un’unione sempre più intima con Cristo, Via, Verità e Vita”. </em></p>
<p><em> </em><br />
<strong><em>&#8220;Inoltre, lo zelo pieno di coraggio che ha contraddistinto la sua azione pastorale, e che gli ha procurato talora incomprensioni, amarezze e perfino l’esilio, sia un incoraggiamento per i Pastori, per le persone consacrate e per tutti i fedeli ad amare la Chiesa di Cristo, a pregare, a lavorare e soffrire per essa, senza mai abbandonarla o tradirla&#8221;. </em></strong></p>
<p><em> </em><br />
<em>Nei saluti finali, rivolto ai pellegrini polacchi, il Santo Padre ha reso omaggio alle vittime del recente incidente nella miniera di Wujek-Slask. “Dio protegga – ha invocato – da simili tragedie tutti i lavoratori”. Infine, la memoria di San Pio da Pietrelcina, nell’odierna festa, incoraggiando i giovani “a progettare il loro futuro come un generoso servizio a Dio e al prossimo”. </em></p>
<p><em> </em><br />
<strong><em>“L’esempio di questo Santo, tanto popolare, sia infine per i sacerdoti – in questo Anno sacerdotale – e per tutti i cristiani, un invito a confidare sempre nella bontà di Dio, accostandosi e celebrando con fiducia il Sacramento della Riconciliazione, di cui il Santo del Gargano, instancabile dispensatore della misericordia divina, fu assiduo e fedele ministro&#8221;.</em></strong></span></p>
<p>Fonte:</p>
<p>Permalink: http://www.radiovaticana.org/it1/Articolo.asp?c=318633</p>
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