Il Papa all’udienza generale: il sacerdote non deve costruire una diversa società, ma annunciare la Parola di Dio. Appello per l’etica nella politica e contro il flagello dell’usura

I frutti che potrà offrire l’Anno Sacerdotale e l’essenza del sacerdozio sono stati al centro della catechesi di Benedetto XVI all’udienza generale di stamani in Piazza San Pietro. Il Papa ha ribadito il valore imprescindibile della preghiera nella vita di ogni cristiano. Quindi, nei saluti ai pellegrini italiani ha sottolineato l’importanza dell’etica in politica ed ha levato un vibrante appello contro il fenomeno dell’usura. Il servizio di Alessandro Gisotti:

“Il sacerdote è un uomo tutto del Signore, poiché è Dio stesso a chiamarlo ed a costituirlo nel suo servizio apostolico”. E’ quanto sottolineato da Benedetto XVI che ha chiesto a tutti i fedeli di pregare per i sacerdoti in questo Anno Sacerdotale appena iniziato. Ha quindi espresso l’auspicio che questa iniziativa sia “un’opportunità di rinnovamento interiore e, conseguentemente, di saldo rinvigorimento nell’impegno per la propria missione”. “La preghiera - ha poi osservato - è il primo impegno, la vera via di santificazione dei sacerdoti, e l’anima dell’autentica pastorale vocazionale”:

La scarsità numerica di ordinazioni sacerdotali in taluni Paesi non solo non deve scoraggiare, ma deve spingere a moltiplicare gli spazi di silenzio e di ascolto della Parola, a curare meglio la direzione spirituale e il Sacramento della Confessione, perché la voce di Dio, che sempre continua a chiamare e a confermare, possa essere ascoltata e prontamente seguita da tanti giovani”.

Dopo il Concilio Vaticano II, è stata la riflessione del Papa, “si è prodotta qua e là l’impressione che nella missione dei sacerdoti” ci fosse qualcosa di più urgente dell’annuncio della Parola e dell’amministrazione dei Sacramenti. Alcuni, ha detto, “pensavano che si dovesse in primo luogo costruire una diversa società”. Ma in realtà, ha avvertito, è Gesù stesso ad insegnarci che “Parola” e “Sacramento” sono “le due fondamentali colonne del servizio sacerdotale”. Chi è il presbitero, si è chiesto il Papa, “se non un uomo convertito e rinnovato dallo Spirito che vive del rapporto personale con Cristo, facendone propri i criteri evangelici?”:

“Chi è il presbitero se non un uomo di unità e di verità, consapevole dei propri limiti e nel contempo, della straordinaria grandezza della vocazione ricevuta, quella cioè di concorrere a dilatare il Regno di Dio fino agli estremi confini della terra?”
Ha così ricordato l’esempio di San Giovanni Maria Vianney, al quale è dedicato l’Anno Sacerdotale. Proprio come il Curato d’Ars, ha detto, seguendo il binomio “identità-missione”, ciascun sacerdote “può meglio avvertire la necessità di quella progressiva immedesimazione con Cristo che gli garantisce la fedeltà e la fecondità della testimonianza evangelica”. “Dalla certezza della propria identità”, ha affermato, dipende “il rinnovato entusiasmo per la missione” del sacerdote. Ed ha aggiunto: lo stesso titolo dell’Anno Sacerdotale, “Fedeltà di Cristo, fedeltà del sacerdote”, evidenzia che “il dono della grazia divina precede ogni possibile umana risposta e realizzazione pastorale”. Nella vita del sacerdote, ha proseguito Benedetto XVI, “annuncio missionario e culto non sono mai separabili”:

“L’amore per il prossimo, l’attenzione alla giustizia e ai poveri non sono tanto temi di una morale sociale, quanto piuttosto espressione di una concezione sacramentale della moralità cristiana, perché, attraverso il ministero dei presbiteri, si compie il sacrificio spirituale di tutti i fedeli, in unione con quello di Cristo, unico Mediatore”.
“A fronte di tante incertezze e stanchezze anche nell’esercizio del ministero sacerdotale - è stata la sua esortazione - è urgente il recupero di un giudizio chiaro ed inequivocabile sul primato assoluto della grazia divina”. Il Papa non ha poi mancato di parlare dell’Anno dedicato all’Apostolo Paolo, appena concluso:

“Quale preziosa eredità dell’Anno Paolino, possiamo raccogliere l’invito dell’Apostolo ad approfondire la conoscenza del mistero di Cristo, perché sia Lui il cuore e il centro della nostra esistenza personale e comunitaria. E’ questa infatti la condizione indispensabile per un vero rinnovamento spirituale ed ecclesiale”.

Al momento dei saluti in italiano, rivolgendosi agli esponenti dell’Associazione interparlamentare “Cultori dell’etica”, il Papa ha sottolineato “l’importanza dei valori etici e morali nella politica”. Poi, salutando i rappresentanti della Consulta nazionale antiusura ha levato un appello in favore delle vittime di tale flagello sociale:

“Auspico che vi sia da parte di tutti un rinnovato impegno per contrastare efficacemente il fenomeno devastante dell’usura e dell’estorsione, che costituisce una umiliante schiavitù. Non manchi anche da parte dello Stato un adeguato aiuto e sostegno alle famiglie disagiate e in difficoltà, che trovano il coraggio di denunciare coloro che approfittano della loro spesso tragica condizione”.

Benedetto XVI ha quindi incoraggiato i pellegrini slovacchi affinché rimangano fedeli ai Santi Cirillo e Metodio, Patroni della Slovacchia che verranno celebrati domenica prossima. “Essi – ha detto - sono per noi esempio di unità nella fede”. Il Papa ha infine rivolto un pensiero a quanti in questo periodo di vacanze non possono usufruire delle ferie con l’augurio che non manchino per loro la solidarietà e la vicinanza delle persone care e, infine, ai giovani che in questi giorni stanno sostenendo gli esami, assicurando loro un ricordo nella preghiera.

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Orissa: prima condanna per i pogrom anti-cristiani

Bhubaneshwar (AsiaNews) - Prima condanna per i pogrom anti-cristiani nel Kandhamal, il distretto dell’Orissa più colpito dalle violenze indù dell’anno scorso. Il tribunale di Phulbani ha riconosciuto Chakradhara Mallick colpevole del rogo della casa di Lokanath Digal, cristiano del villaggio di Dampidia, condannandolo a quattro anni di reclusione e 4mila rupie di multa (pari a 59 euro).
Mallick è un leader tribale coinvolto in una serie di casi di rivolte e attacchi contro i cristiani. Il giudice lo ha riconosciuto colpevole di aver istigato la popolazione a dare le fiamme alla casa di Digal.
P. Thomas Chellan, direttore del Centro pastorale di Konjamendi nel Kandhamal e tra i primi cristiani vittime delle violenze indù, ha commentato la notizia per AsiaNews affermando che “questa condanna servirà a instillare fiducia tra le vittime delle violenze che attendono sia fatta giustizia”. Per il sacerdote, la pena inflitta a Mallick è un primo segnale che fa sperare “che la giustizia e la normalità torneranno nel Kandhamal”.
Ad oggi molti cristiani vivono ancora nei campi profughi e non rientrano nelle loro case per il timore di nuovi attacchi. Il clima di insicurezza e paura è amplificato anche dalla lentezza della polizia nell’arrestare i responsabili delle violenze e dalle continue minacce di morte che i fanatici indù rivolgono ai cristiani.
P. Chellan afferma che, se si vuole davvero riportare la giustizia nel Kandhamal, “i testimoni [nei processi] devono ricevere piena protezione” altrimenti “la gente non ha il coraggio di andare a deporre per il timore di ripercussioni e di finire nella mani della popolazione dei loro villaggi”: le persone che vengono accusate sono le stesse che ostacolano il loro ritorno a casa.
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La nuova Enciclica del Papa “Caritas in veritate” sarà presentata il 7 luglio in Sala Stampa Vaticana dai cardinali Martino e Cordes

Sarà presentata in conferenza stampa il 7 luglio prossimo, alle ore 11.30, nella Sala Stampa Vaticana, la nuova e attesa Enciclica di Benedetto XVI Caritas in veritate. Quattro gli interventi previsti: quello del cardinale Renato Raffaele Martino, presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, del cardinale Paul Josef Cordes, presidente del Pontificio Consiglio Cor Unum; di mons. Giampaolo Crepaldi, segretario di Giustizia e Pace, e del prof. Stefano Zamagni, docente di Economia Politica all’Università di Bologna e consultore del medesimo dicastero pontificio. Il testo a disposizione dei giornalisti sarà in sei lingue: italiano, francese, inglese, tedesco, spagnolo e portoghese.

Due giorni fa, all’Angelus della Solennità dei Santi Pietro e Paolo, lo stesso Benedetto XVI aveva annunciato l’imminente pubblicazione del documento, il quale - aveva affermato - “intende approfondire alcuni aspetti dello sviluppo integrale nella nostra epoca, alla luce della carità nella verità”. “Affido alla vostra preghiera - aveva concluso il Pontefice - questo ulteriore contributo che la Chiesa offre all’umanità nel suo impegno per un progresso sostenibile, nel pieno rispetto della dignità umana e delle reali esigenze di tutti”.

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Ordinati da mons. Mauro Piacenza 38 nuovi diaconi della Congregazione dei Legionari di Cristo

Trentotto nuovi diaconi in rappresentanza di una vasta area del pianeta, dal continente americano fino al Vietnam. E’ questa la geografia di provenienza dei diaconi dei Legionari di Cristo, ordinati ieri da mons. Mauro Piacenza, segretario della Congregazione per il Clero. La cerimonia si è svolta, davanti a circa 900 persone, nella cappella romana del Centro studi superiori, adiacente all’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, alla presenza, fra gli altri, di padre Álvaro Corcuera, direttore generale dei Legionari di Cristo e del movimento Regnum Christi, e del suo vicario generale, padre Luis Garza. “Il diacono è profeta di un mondo nuovo, portatore di un messaggio che getta luce su tutti i problemi scottanti della società”, ha detto al’omelia mons. Piacenza, augurando ai diaconi di poter vivere tale missione “per tutta la vita, con quell’adorazione interiore e quella devozione che sono espressioni di un animo che crede e che rimane sempre compreso dell’altissima dignità dei propri compiti”. Una missione distinta in tre parti, ha soggiunto il segretario del dicastero pontificio, parlando della “diaconia della Parola, dell’Eucaristia e dei poveri”.

“Siamo noi - ha affermato ancora mons. Piacenza - che dobbiamo crescere per raggiungere la misura della Parola del Signore. Una Parola che, con la sua forza e con la sua purezza, può cambiare la cultura degli uomini di oggi, liberandoli dalle multiformi schiavitù del peccato”. Il segretario della Congregazione per il Clero ha poi aggiunto che “al diacono è affidata in modo particolare la missione della carità, che è all’origine dell’istituzione stessa della diaconia”. Anche il celibato è stato affrontato dal presule, secondo il quale “chi ha riconosciuto in Cristo il centro, la ragione e il senso della propria vita non può che amarlo con l’amore più grande di cui è capace un cuore umano”. Perciò, ha concluso, “il celibato non è una rinuncia ad amare. E’ la volontà generosa e magnanima di raccogliere tutti i palpiti del cuore ed offrirli alla famiglia della Chiesa”.

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Il Papa agli arcivescovi metropoliti: siate pastori esemplari e rafforzate la comunione con il Successore di Pietro

Un’occasione per prolungare la gioia della comunione vissuta nella Festa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo: Benedetto XVI ha definito così l’udienza di stamani ai nuovi arcivescovi metropoliti ricevuti in Aula Paolo VI, assieme ai famigliari e ai pellegrini delle proprie diocesi. Il Papa si è soffermato sul significato del Sacro Pallio, la stola imposta ai metropoliti, ieri nella Basilica Vaticana. Un simbolo di unità, ha detto il Papa, che lega i pastori delle Chiese particolari al Successore di Pietro. Il servizio di Alessandro Gisotti:

Provenienti da ogni continente, ha osservato Benedetto XVI, gli arcivescovi metropoliti mostrano “in modo significativo il volto della Chiesa cattolica diffusa su tutta la terra”. Nel suo discorso in più lingue, rivolgendosi agli arcivescovi italiani, Benedetto XVI ha esortato i pastori a far fruttificare l’Anno Sacerdotale appena iniziato:


“Siamo all’inizio dell’Anno Sacerdotale: sia pertanto vostra cura essere pastori esemplari, zelanti e ricchi di amore per il Signore e per le vostre comunità. Potrete così guidare e sostenere saldamente i sacerdoti, vostri primi collaboratori nel ministero pastorale, e cooperare in modo efficace alla diffusione del Regno di Dio nell’amata terra d’Italia”.

E’ stata poi la volta dei saluti ai metropoliti e ai pellegrini di lingua francese. Il Papa ha ribadito che il Pallio è un segno di comunione non solo per i vescovi:


“Que ce signe soit aussi pour les prêtres et les fidèles… ”
“Che questo segno - ha affermato - sia anche per i sacerdoti e i fedeli delle vostre diocesi un appello a consolidare sempre più un’autentica comunione con i propri pastori e tra tutti i membri della Chiesa”. E parlando ai pellegrini anglofoni ha aggiunto: il Pallio ricorda ai vescovi la loro responsabilità di essere pastori secondo il cuore di Gesù. Le croci di seta nera del Pallio, ha proseguito in lingua spagnola, rammentano ai pastori che devono configurarsi ogni giorno di più a Gesù Cristo:


“Siguiendo su huellas de Buen Pastor, sed siempre signos…”
“Seguendo le orme del Buon Pastore”, è stato il suo monito, i metropoliti siano sempre segno di unità in mezzo ai fedeli, consolidando i legami di comunione con il Successore di Pietro. Un pensiero speciale il Papa lo ha riservato a mons. Mieczyslaw Mokrzycki, arcivescovo di Lviv dei Latini, ringraziandolo per il servizio reso alla Chiesa, come suo collaboratore, e, prima, di Giovanni Paolo II. L’odierna memoria dei Protomartiri di Roma, ha concluso, sia stimolo per ognuno dei nuovi arcivescovi metropoliti “a un amore sempre più intenso verso Gesù Cristo e la sua Chiesa”.

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Africa/Mozambico - “Un’occasione per riflettere sulla bellezza del ministero sacerdotale e sui mali che lo offuscano”: Lettera dei Vescovi mozambicani per l’apertura dell’Anno Sacerdotale

Maputo (Agenzia Fides)- “Noi, Vescovi del Mozambico, non vogliamo sottovalutare o essere indifferenti di fronte a questo momento di grazia, che consideriamo come un’occasione molto opportuna di collaborazione con i nostri sacerdoti, con i consacrati e con il Popolo di Dio che ci è stato affidato, per riflettere sulla bellezza e sullo splendore del sacerdozio ministeriale, e per esprimere la nostra gratitudine e il nostro apprezzamento per i lavoratori della vigna del Signore in Mozambico” affermano i Vescovi del Mozambico nella Lettera Pastorale sull’Anno Sacerdotale, proclamato da Papa Benedetto XVI.
Con questo documento, inviato all’Agenzia Fides, i Vescovi intendono inoltre “richiamare l’attenzione sulla mentalità del mondo che si insinua pericolosamente nella vita e nella spiritualità del sacerdote, e vogliamo offrire alcune indicazioni su come superare le difficoltà che appaiono nella vita dei sacerdoti”.
La Lettera ricorda che “attraverso il sacramento dell’ordine, alcuni fedeli, per la volontà libera e assoluta di Dio, sono chiamati e costituiti nel ministero del sacerdozio. I presbiteri, attraverso il sacramento dell’ordinazione si inseriscono nel mistero della comunione: in primo luogo in quello della comunione trinitaria, con il Padre, fonte di vita, con Cristo, il Figlio redentore, e santificata dallo Spirito Santo”.
Questa comunione trinitaria del presbitero, nasce e si consolida nella comunione ecclesiale a vari livelli, con il Papa, con il Collegio dei Vescovi, in particolare con il Vescovo diocesano, i presbiteri, con tutti i fedeli laici e di tutta la famiglia umana (cfr Lumen gentium, 28).
Per questo motivo, scrivono i Vescovi, “i presbiteri partecipano alla missione apostolica del proprio Vescovo, al quale devono amore, riverenza e obbedienza filiale. A sua volta, il Vescovo deve avere amore e sollecitudine paterna nei confronti dei suoi sacerdoti. Questo rapporto di comunione tra il Vescovo e il presbitero si realizza in particolare nella missione profetica di annuncio della Parola, in obbedienza al mandato di Cristo, in generale, e nella catechesi, in particolare”.
Un impegno forte quindi, al quale molti giovani mozambicani hanno aderito: “Il popolo santo di Dio e i suoi Vescovi provano una profonda gioia spirituale nel constatare che, come gli Apostoli, oggi in Mozambico, un numero crescente di giovani rinunciano a tutto e danno una risposta generosa all’ideale della vita sacerdotale”.
“Vediamo infatti, con profonda gratitudine, che molti sacerdoti, con gioiosa abnegazione svolgono il ministero sacerdotale, annunciano con coraggio la Parola di Dio, celebrano i sacramenti con fervore, sostengono e guidano la comunità cristiana con grande zelo. Altri cercano con molta creatività i modi per alleviare le sofferenze delle persone, o avviano iniziative socio-pastorali in materia di istruzione, salute, protezione dei poveri, in breve, la promozione dei diritti e della dignità umana”.
I Vescovi mozambicani sottolineano però che vi sono dei mali “che offuscano il sacramento sacerdotale”, come lo scarso fervore, l’attivismo esagerato, il consumismo, l’ambizione del potere, le relazioni problematiche con gli altri sacerdoti, il clima teso e conflittuale con i superiori.
I Vescovi rivolgono dunque un appello, “in primo luogo ai nostri cari sacerdoti, di accogliere l’Anno sacerdotale come un tempo favorevole di azione di grazia e di ravvivare la risposta al dono immenso attraverso un atteggiamento permanente e rinnovato di auto-donazione generosa e gioiosa. Con affetto affidiamo a Maria, tutti i nostri sacerdoti che lavorano con coraggio e perseveranza nella vigna del Signore in Mozambico. Possa ognuno di loro sperimentare l’aiuto e la materna protezione della Vergine Maria, Madre dei sacerdoti”. (L.M.) (Agenzia Fides 30/6/2009 righe 44 parole 569)

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Vescovi cattolici: fra “speranza e paura”, l’Iraq assiste al ritiro delle truppe Usa

Baghdad (AsiaNews) – Speranza e preoccupazione. Così l’Iraq vive il ritiro delle truppe statunitensi dalle città, a sei anni dal conflitto che ha portato alla caduta di Saddam Hussein e a una sanguinosa guerra civile. La speranza è che la popolazione irakena sappia “costruire un futuro all’insegna della riconciliazione nazionale”. Restano le preoccupazioni, per una situazione che al momento è caratterizzata da “divisioni etniche e confessionali” e per “l’influenza negativa di forze esterne al Paese”. Fra queste, le milizie fondamentalista di al Qaeda o il vicino Iran, segnato anch’esso da una profonda crisi politica e da una lotta interna per il potere.
Oggi inizia il ritiro ufficiale dell’esercito Usa dall’Iraq, che dovrebbe essere completato entro la fine del 2011. Per capire con quale spirito la popolazione vive il ritiro delle truppe Usa, AsiaNews ha interpellato mons. Louis Sako – arcivescovo caldeo di Kirkuk, nel nord del Paese – e mons. Sleimon Warduni, vescovo ausiliare di Baghdad.
“La gente è preoccupata – afferma mons. Sako – e ha paura del futuro. Ieri le famiglie cristiane non hanno mandato i loro bambini al catechismo per la prima comunione, e anche nei prossimi giorni non verranno. Aspettano di vedere cosa succederà; non hanno fiducia”. L’arcivescovo di Kirkuk ricorda gli attentati degli ultimi giorni, che hanno causato decine di vittime, e invita le autorità irakene a far fronte alla situazione “con forza” e mostrare “competenza” nella gestione del passaggio dei comandi.
Shlemon Warduni, vescovo ausiliare di Baghdad, racconta di un clima di “grande speranza” fra le vie della capitale, dove si festeggia con fuochi artificiali il ritiro delle truppe americane. “Si spera – sottolinea il prelato – nella riconciliazione nazionale e nella cooperazione per il bene del Paese, senza guardare solo agli interessi propri”. Egli conferma una sensazione generale “di paura”, ma aggiunge anche la “speranza degli irakeni di essere in grado da soli di mantenere la pace”.
Divisioni interne e minacce esterne restano questioni irrisolte e il principale ostacolo sul cammino della pacificazione. “La popolazione – spiega mons. Sako – aspetta la riconciliazione fra le fazioni politiche, la stabilità, costruzioni, progetti e infrastrutture e il ritorno dei rifugiati”. Il prelato è “sicuro” che il governo lavorerà per “rendere stabile la situazione” ma non è altrettanto certo che l’obiettivo verrà raggiunto. “Ho paura – aggiunge – dell’influenza negativa dei Paesi vicini. L’esercito irakeno da solo non è ancora in grado di proteggere l’ordine. A questo si sommano divisioni etniche acuite nel corso degli anni, che hanno portato profonde divisioni fra sunniti, sciiti, arabi, turkmeni, curdi e persino fra gli stessi cristiani”.
Preoccupazioni che riguardano anche il vescovo ausiliare di Baghdad, che parla di “persone che sono un peso enorme e un ostacolo al cammino di pace” perché “non la vogliono”. “Speriamo – afferma mons. Warduni – che gli irakeni stessi prendano coscienza del valore dell’unità e lascino da parte quanti vogliono il male e il caos. Vogliamo che l’Iraq governi se stesso con le sue forze, politiche, economiche e militari. Ma vi sono interessi esterni che mirano a fomentare divisioni”.
Una frammentazione che contraddistingue anche la comunità cristiana, suddivisa in fazioni politiche e partiti. “Dobbiamo essere un esempio per gli altri – concludono i vescovi irakeni – e collaborare alla ricostruzione del Paese all’insegna dell’unità e del rispetto”.
Fonti di AsiaNews a Mosul, intanto, descrivono una situazione di “tensione e preoccupazione” per la strada. Restano le “divisioni fra sunniti e curdi”, i quali non vogliono “abbandonare intere zone di territorio sottoposte al loro controllo attraverso le milizie Peshmerga”. I sunniti, vincitori alle ultime elezioni, aspirano a riprendere il possesso della zona e “la partenza delle truppe americane potrebbe esasperare la tensione”.
A Baghdad, un giornalista irakeno – che chiede l’anonimato – spiega ad AsiaNews che “le truppe irakene non sono pronte ad assumere la responsabilità della sicurezza nazionale”. Le ragioni, sottolinea la fonte, sono duplici: l’esercito è carente “sia dal punto di vista delle attrezzature”, sia sotto il profilo “psicologico, perché hanno perso le motivazioni per sacrificarsi a difesa del Paese”.
Il nazionalismo e lo spirito di appartenenza nazionale sono in forte calo. La fonte avanza il dubbio di “un piano americano”, in base al quale “gli Usa sanno che l’esercito irakeno non è pronto ad assumere il controllo della nazione, ma hanno deciso ugualmente di ritirarsi, per poi ribadire che la presenza statunitense è fondamentale per la sicurezza. Gli Usa intendono rientrare in un secondo momento, negoziando nuovi accordi”.(DS)
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Vaticano - Il Papa all’Angelus auspica che la comune venerazione dei Martiri Pietro e Paolo “sia pegno di comunione sempre più piena e sentita fra i cristiani di ogni parte del mondo” ed annuncia la sua terza Enciclica, “Caritas in veritate”

Città del Vaticano (Agenzia Fides) – In occasione della solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, speciali Patroni della Chiesa di Roma, all’Angelus del 29 giugno il Papa si è rivolto in particolare alla Comunità diocesana di Roma, a tutti gli abitanti della città e ai pellegrini e turisti, con queste parole: “Come vostro Pastore, vi esorto a restare fedeli alla vocazione cristiana e a non conformarvi alla mentalità di questo mondo – come scriveva l’Apostolo delle genti proprio ai cristiani di Roma -, ma a lasciarvi sempre trasformare e rinnovare dal Vangelo, per seguire ciò che è veramente buono e gradito a Dio. Per questo prego costantemente affinché Roma mantenga viva la sua vocazione cristiana non solo conservando inalterato il suo immenso patrimonio spirituale e culturale, ma anche perché i suoi abitanti possano tradurre la bellezza della fede ricevuta in modi concreti di pensare e di agire, ed offrano così a quanti, per varie ragioni vengono in questa Città, un’atmosfera carica di umanità e di valori evangelici”.
Sottolineando poi il carattere universale della Solennità, che “esprime l’unità e la cattolicità della Chiesa”, il Papa ha ricordato l’imposizione del Pallio ai nuovi Arcivescovi Metropoliti, “simbolo di comunione con il Successore di Pietro”, ed ha salutato la Delegazione del Patriarcato di Costantinopoli, che, come ogni anno, è giunta a Roma per la celebrazione dei Santi Pietro e Paolo. “La comune venerazione di questi Martiri sia pegno di comunione sempre più piena e sentita fra i cristiani di ogni parte del mondo” ha concluso il Pontefice prima di invocare “la materna intercessione di Maria, Madre dell’unica Chiesa di Cristo”, con la recita dell’Angelus.
Dopo la preghiera mariana, Benedetto XVI ha annunciato la sua terza enciclica con queste parole: “È ormai prossima la pubblicazione della mia terza Enciclica, che ha per titolo Caritas in veritate. Riprendendo le tematiche sociali contenute nella Populorum progressio, scritta dal Servo di Dio Paolo VI nel 1967, questo documento - che porta la data proprio di oggi, 29 giugno, solennità dei santi Apostoli Pietro e Paolo - intende approfondire alcuni aspetti dello sviluppo integrale nella nostra epoca, alla luce della carità nella verità. Affido alla vostra preghiera questo ulteriore contributo che la Chiesa offre all’umanità nel suo impegno per un progresso sostenibile, nel pieno rispetto della dignità umana e delle reali esigenze di tutti”. (S.L.) (Agenzia Fides 30/6/2009; righe 27, parole 392)

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Le parole del Papa alla recita dell’Angelus, 29.06.2009 (Testo Integrale)

Al termine della Santa Messa celebrata nella Basilica Vaticana nella Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, con la partecipazione di una Delegazione del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli e con l’imposizione dei Palli agli Arcivescovi Metropoliti, il Papa guida la recita dell’Angelus con i fedeli presenti in San Pietro e i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.

Queste le parole del Santo Padre Benedetto XVI nell’introdurre la preghiera mariana:

PRIMA DELL’ANGELUS

Cari fratelli e sorelle!

Quest’oggi, celebriamo solennemente i santi Apostoli Pietro e Paolo, speciali Patroni della Chiesa di Roma: Pietro, il pescatore di Galilea, che “per primo confessò la fede nel Cristo… e costituì la prima comunità con i giusti di Israele”; Paolo, l’antico persecutore dei cristiani, “che illuminò le profondità del mistero… il maestro e dottore, che annunziò la salvezza a tutte le genti” (cfr Prefazio della Messa di oggi). In una sua omelia alla comunità di Roma, il Papa San Leone Magno affermava: “Questi sono i tuoi Padri e veri Pastori, che ti hanno fondata perché fossi inserita nel regno celeste” (Sermo I in Nat. App Petri et Pauli, c I, PL 54,422). In occasione di questa festa vorrei rivolgere un caloroso e speciale saluto, unito a fervidi voti augurali, alla Comunità diocesana di Roma che la Provvidenza divina ha affidato alle mie cure, quale successore dell’apostolo Pietro. È un saluto che estendo volentieri a tutti gli abitanti della nostra metropoli e ai pellegrini e turisti che in questi giorni la stanno visitando, in coincidenza anche con la chiusura dell’Anno Paolino.

Cari fratelli e sorelle, il Signore vi benedica e protegga per intercessione dei Santi Pietro e Paolo! Come vostro Pastore, vi esorto a restare fedeli alla vocazione cristiana e a non conformarvi alla mentalità di questo mondo – come scriveva l’Apostolo delle genti proprio ai cristiani di Roma -, ma a lasciarvi sempre trasformare e rinnovare dal Vangelo, per seguire ciò che è veramente buono e gradito a Dio (cfr Rm 12,2). Per questo prego costantemente affinché Roma mantenga viva la sua vocazione cristiana non solo conservando inalterato il suo immenso patrimonio spirituale e culturale, ma anche perché i suoi abitanti possano tradurre la bellezza della fede ricevuta in modi concreti di pensare e di agire, ed offrano così a quanti, per varie ragioni vengono in questa Città, un’atmosfera carica di umanità e di valori evangelici. Pertanto – con la parole di san Pietro – vi invito, cari fratelli e sorelle discepoli di Cristo, ad essere “pietre vive”, compatte intorno a Lui, che è la “pietra viva, rifiutata dagli uomini, ma scelta e preziosa davanti a Dio” (cfr 1 Pt 2,4).

L’odierna solennità riveste anche un carattere universale: esprime l’unità e la cattolicità della Chiesa. Ecco perché ogni anno, in questa data, vengono a Roma i nuovi Arcivescovi Metropoliti a ricevere il Pallio, simbolo di comunione con il Successore di Pietro. Rinnovo pertanto il mio saluto ai Fratelli nell’Episcopato per i quali ho compiuto questa mattina in Basilica tale gesto ed ai fedeli che li hanno accompagnati. Saluto altresì con viva cordialità la Delegazione del Patriarcato di Costantinopoli, che, come ogni anno, è giunta a Roma per la celebrazione dei Santi Pietro e Paolo. La comune venerazione di questi Martiri sia pegno di comunione sempre più piena e sentita fra i cristiani di ogni parte del mondo. Invochiamo per questo la materna intercessione di Maria, Madre dell’unica Chiesa di Cristo, con la consueta recita dell’Angelus.

DOPO L’ANGELUS

È ormai prossima la pubblicazione della mia terza Enciclica, che ha per titolo Caritas in veritate. Riprendendo le tematiche sociali contenute nella Populorum progressio, scritta dal Servo di Dio Paolo VI nel 1967, questo documento - che porta la data proprio di oggi, 29 giugno, solennità dei santi Apostoli Pietro e Paolo - intende approfondire alcuni aspetti dello sviluppo integrale nella nostra epoca, alla luce della carità nella verità. Affido alla vostra preghiera questo ulteriore contributo che la Chiesa offre all’umanità nel suo impegno per un progresso sostenibile, nel pieno rispetto della dignità umana e delle reali esigenze di tutti.

En ce jour de la fête des saints Apôtres Pierre et Paul, je suis heureux d’accueillir les pèlerins francophones présents pour la prière de l’Angélus. Ce matin j’ai eu la joie d’imposer le pallium aux nouveaux archevêques métropolitains, signe de leur lien particulier de communion avec le Successeur de Pierre. Que l’intercession des Apôtres Pierre et Paul nous obtienne à tous de grandir dans cette communion et de demeurer fidèles à l’Évangile au service duquel ils ont travaillé, chacun selon la grâce reçue, pour rassembler l’unique famille du Christ. Avec ma Bénédiction apostolique.

I am happy to greet all the English-speaking pilgrims and visitors present for this Angelus, including the new Metropolitan Archbishops who have received the pallium, accompanied by their relatives and friends. I also extend a warm welcome to the Delegation of the Patriarch of Constantinople, present for this joyous celebration. May the Apostles Peter and Paul inspire all Christians, and especially our new Archbishops, to continue to bear clear and generous witnesses to the Gospel. God bless you all!

Zum Hochfest der Apostel Petrus und Paulus, der Stadtpatrone Roms, heiße ich mit Freude die deutschsprachigen Pilger und Besucher hier auf dem Petersplatz willkommen. Die concordia Apostolorum, die gemeinsame Darstellung und Verehrung von Petrus und Paulus, dieser so verschiedenen Jünger Jesu, ist seit frühester Zeit in Rom bekannt. Sie zeigt uns, daß es bei den Heiligen nicht auf Herkunft und Bildung ankommt, ob sie einfache Fischer oder weltgewandte Bürger sind, sondern daß sie Martyrer, das heißt Zeugen, werden, die ihre Kräfte und Fähigkeiten, ja ihr Leben für die Wahrheit und Liebe Gottes hinzugeben bereit sind. Der Heilige Geist gebe auch euch Kraft und Weisheit, um Gottes Liebe den Menschen zu bezeugen. Der Herr segne euch alle!

Saludo cordialmente a los fieles de lengua española, en particular a los arzobispos que hoy han recibido el palio, a sus familiares, así como a los sacerdotes y fieles diocesanos que les acompañan. Queridos hermanos, contemplando el ejemplo de los apóstoles San Pedro y San Pablo, que dieron su vida por Cristo aquí en Roma, os animo a ofrecer en vuestro ambiente el testimonio, lleno de alegría y fidelidad, de vuestra fe y amor al Señor. Que Dios os bendiga.

Uma saudação afetuosa para os Arcebispos do Brasil que acabaram de receber o pálio, e também para os familiares e amigos que os acompanham: A Virgem Maria – modelo de escuta e adesão fiel à vontade de Deus – vos tome pela mão e acompanhe o vosso empenho pela unidade da Igreja.

Moje serdeczne pozdrowienie i wyrazy duchowej łączności kieruję do pielgrzymów polskich, a szczególnie do tych, którzy towarzyszą nowym Metropolitom: Arcybiskupowi Andrzejowi Dziędze ze Szczecina i mojemu byłemu Sekretarzowi, Arcybiskupowi Mieczysławowi Mokrzyckiemu ze Lwowa, którzy dzisiaj otrzymują paliusz. Zawierzając was wszystkich wstawiennictwu świętych Apostołów Piotra i Pawła, z serca wam błogosławię.

[Rivolgo il mio cordiale saluto e l’espressione della mia vicinanza spirituale ai pellegrini polacchi e, in particolare, a tutti coloro che accompagnano i nuovi Metropoliti: l’Arcivescovo Andrzej Dzięga di Szczecin e l’Arcivescovo Mieczysław Mokrzycki di Lwów, i quali oggi hanno ricevuto il pallio. Raccomando voi tutti alla intercessione dei santi Apostoli Pietro e Paolo e vi benedico di cuore.]

Saluto infine gli Arcivescovi Metropoliti e i pellegrini italiani che li accompagnano. Saluto poi il gruppo ciclistico Giuseppe Caprio di Montefiascone. A tutti auguro una buona festa dei santi Apostoli Pietro e Paolo.


All’udienza generale, il Papa parla dell’Anno Sacerdotale e lancia un appello: liberate Eugenio Vagni e tutti i rapiti in zone di guerra

Appello di Benedetto XVI per il rilascio di Eugenio Vagni e di tutte le persone sequestrate in zone di guerra. All’udienza generale, nell’odierna festa della natività di San Giovanni Battista, il Papa ha spiegato le ragioni dell’Anno Sacerdotale appena inaugurato. Prima del commiato, ha poi ricordato il 150.mo anniversario dell’idea che ha portato alla nascita della Croce Rossa Internazionale ed ha espresso la sua vicinanza a tutti i bambini vittime di violenza nel mondo. Il servizio di Roberta Gisotti:

“Che la persona umana, nella sua dignità e nella sua interezza sia sempre al centro dell’impegno umanitario”: così il Papa rievocando l’idea “di una grande mobilitazione per l’assistenza delle vittime della guerra”, maturata dallo svizzero Henry Dunant, durante la sanguinosa battaglia di Solferino, il 24 giugno del 1859, che poi diede vita alla Croce Rossa Internazionale. Da qui, l’incoraggiamento specie ai giovani “ad impegnarsi concretamente verso questa benemerita istituzione”. Quindi l’appello:

“Approfitto di questa circostanza per chiedere il rilascio di tutte le persone sequestrate in zone di confitto e nuovamente la liberazione di Eugenio Vagni, operatore della Croce Rossa nelle Filippine”.

Benedetto XVI, rivolto poi alla delegazione ONU, guidata da Radhika Coomaraswamy sottosegretario e rappresentante speciale per i bambini in situazioni di conflitto armato, presente in Piazza San Pietro, ha ricordato tutti i bambini sofferenti, “esposti alla paura, all’abbandono, alla fame, alla malattia, alla morte”:

“Il Papa è vicino a tutte queste piccole vittime e li ricorda sempre nella preghiera”.

Nella catechesi, il Santo Padre ha spiegato le ragioni dell’Anno Sacerdotale, inaugurato il 19 giugno scorso, nel ricordo di San Giovanni Maria Vianney, il Curato d’Ars, morto 150 anni fa, “un povero contadino diventato umile parroco” in un piccolo villaggio, e che “apparentemente non ha compiuto nulla di straordinario”, ma come San Paolo, in modo totale, ha saputo identificarsi con il proprio ministero e vivere la comunione con Cristo. Un’aspirazione alla perfezione spirituale - ha sottolineato Benedetto XVI - che deve accomunare anche tutti i sacerdoti nel mondo contemporaneo, perché siano “servi” piuttosto che “padroni” della Parola evangelica:

“In un mondo in cui la visione comune della vita comprende sempre meno il sacro, al posto del quale, la ‘funzionalità’ diviene l’unica decisiva categoria, la concezione cattolica del sacerdozio potrebbe rischiare di perdere la sua naturale considerazione, talora anche all’interno della coscienza ecclesiale”.

Ha spiegato il Papa che negli ambienti teologici, come pure nella prassi pastorale, “si confrontano, e talora si oppongono due differenti concezioni del sacerdozio”: quella sociale-funzionale imperniata sul concetto di servizio alla comunità e quella sacramentale-ontologica, che ancora il servizio all’essere del ministro, quale dono concesso da Dio mediante la Chiesa. Non sono dunque concezioni contrapposte, ha chiarito Benedetto XVI, laddove “la tensione che pur esiste tra di esse va risolta all’interno”:

“Il Santo Curato d’Ars ripeteva spesso con le lacrime agli occhi: ‘Come è spaventoso essere prete!’. Ed aggiungeva: ‘Come è da compiangere un prete quando celebra la Messa come un fatto ordinario! Com’è sventurato un prete senza vita interiore!’.”

Possa “l’Anno sacerdotale - ha concluso Benedetto XVI - condurre tutti i sacerdoti ad immedesimarsi totalmente con Gesù crocifisso e risorto”.

Fonte:

Permalink: http://www.radiovaticana.org/it1/Articolo.asp?c=297494

AMERICA/COLOMBIA - Campagna di preghiera “Adotta un sacerdote” nell’ambito dell’Anno Sacerdotale, perché i sacerdoti abbiano la forza spirituale necessaria alla loro missione

Medellin (Agenzia Fides) - Il movimento “Legami d’Amore Mariano”, con sede a Medellin (Colombia), ha lanciato una campagna di preghiera “Adotta un sacerdote” nell’ambito dell’Anno Sacerdotale inaugurato il 19 giugno. L’obiettivo della campagna è di pregare per un sacerdote tutti i giorni “come impegno per questo Anno Sacerdotale”. Come segnala il movimento nel suo sito, l’iniziativa intende ottenere dal Signore la forza spirituale di cui hanno bisogno i sacerdoti, “in questi tempi difficili a causa di molte tentazioni”.
“Poche volte nella storia della Chiesa i sacerdoti si sono visti sottoposti a tante aggressioni e tentazioni che cercano di separarli dalla missione per la quale il Signore li ha chiamati. L’attacco che stanno subendo da parte dei nemici della Chiesa è sistematico, e certamente essi non sono esenti dai limiti umani, per cui hanno bisogno dell’aiuto dello Spirito Santo per essere fedeli ogni giorno”, si legge.
A tale proposito, il movimento invita tutti coloro che desiderano aiutare i sacerdoti, ad unirsi a questa campagna: si tratta di “un impegno privato e particolare, in cui si raccomanda un sacerdote nella preghiera e si offrono sacrifici affinché Cristo Gesù conceda loro la forza ed il dono della perseveranza nella loro missione redentrice”. (RG) (Agenzia Fides 24/6/2009)

Fonte:

Permalink: http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=31327&lan=ita